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Di eBíblico Tema: Studi biblici sulla morte

Risurrezione: la speranza che vince la morte

La speranza cristiana davanti alla morte è nella risurrezione promessa da Cristo, non nella comunicazione con i morti.

La morte è una delle esperienze più dolorose della vita. La Bibbia non tratta questo dolore con banalità. Chiama la morte nemica, “l’ultimo nemico che sarà distrutto” (1 Corinzi 15:26), ma annuncia che Cristo ha vinto e risusciterà quelli che sono Suoi.

La speranza cristiana non sta nel tentare di parlare con i morti, né nell’immaginare un’esistenza cosciente separata dal corpo. Sta nella risurrezione promessa da Dio. Questa differenza non è un dettaglio teologico: cambia il modo in cui il cristiano affronta il lutto, comprende le promesse di Gesù e si protegge dagli inganni spirituali.

La morte è sonno fino alla risurrezione

La Bibbia descrive la morte, molte volte, come sonno. Quando Lazzaro morì, Gesù disse ai discepoli: “Lazzaro, il nostro amico, dorme, ma vado a svegliarlo” (Giovanni 11:11). Poiché non capirono, Gesù parlò senza figure: “Lazzaro è morto” (Giovanni 11:14). Paolo usa lo stesso linguaggio quando consola la chiesa di Tessalonica, parlando di quelli che “dormono” in Cristo (1 Tessalonicesi 4:13-14). Daniele annuncia che “molti di quelli che dormono nella polvere della terra risusciteranno” (Daniele 12:2).

Questa immagine preserva due verità allo stesso tempo. Primo, la morte è reale: chi dorme non è attivo, non partecipa alla vita, non osserva quello che accade. “I morti non sanno nulla”, dice Ecclesiaste 9:5, e il Salmo 146:4 aggiunge che, quando il soffio dell’uomo se ne va, “in quello stesso giorno i suoi pensieri periscono”. Secondo, la morte non è definitiva per chi è in Cristo: ogni sonno presuppone un risveglio. La lezione Lo Stato dei Morti confronta questi testi uno per uno.

Per questo i morti non stanno guidando, osservando o consigliando i vivi. Quando qualcuno afferma di aver ricevuto un messaggio da una persona cara defunta, la Bibbia orienta a non consultare i morti in favore dei vivi, ma ad andare “alla legge e alla testimonianza” (Isaia 8:19-20). L’episodio di Saul con la medium di En-Dor (1 Samuele 28) mostra dove porta quella ricerca: non alla consolazione, ma all’inganno. La lezione Miti sulla Morte esamina queste credenze popolari alla luce della Bibbia. La speranza sicura non sta in segni spirituali, ma nella chiara promessa di Gesù.

Cristo è la garanzia della vita futura

La risurrezione di Gesù è la base di tutta la speranza cristiana. Paolo è diretto: “se Cristo non è risuscitato, vana è la vostra fede” (1 Corinzi 15:17). Ma Cristo è risuscitato, ed è risuscitato come “primizia di quelli che dormono” (1 Corinzi 15:20). Le primizie erano i primi frutti del raccolto, la prova che il resto sarebbe arrivato. La risurrezione di Gesù non fu un caso isolato: fu la garanzia pubblica che quelli che sono morti in Lui risusciteranno anch’essi.

Gesù stesso pose questa promessa al centro del Suo insegnamento: “viene l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno” (Giovanni 5:28-29). E promettendo di tornare disse: “ritornerò e vi accoglierò presso di me” (Giovanni 14:3). Il ricongiungimento con quelli che amiamo non avviene in sedute spiritiche né in esperienze mistiche. Avviene al ritorno di Cristo, quando “i morti in Cristo risusciteranno per primi” e tutti i salvati saranno “sempre con il Signore” (1 Tessalonicesi 4:16-17).

In quel momento, dice Paolo, “bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità” (1 Corinzi 15:53). L’immortalità non è qualcosa che l’anima possiede già per natura; è un dono che Dio concede nella risurrezione. È allora che si compie la parola: “la morte è stata inghiottita nella vittoria” (1 Corinzi 15:54).

Ma l’anima non va direttamente in cielo?

È l’obiezione più comune, e merita una risposta onesta. Alcuni testi, letti isolatamente, sembrano insegnare che il credente va cosciente in cielo nel momento della morte. Ma la Bibbia si spiega meglio quando confrontiamo i testi tra loro.

Quando Paolo dice di avere il “desiderio di partire e di essere con Cristo” (Filippesi 1:23), descrive la sua speranza. E, per chi dorme nella morte, il successivo istante cosciente è la risurrezione. Non c’è attesa percepita tra la morte e il risveglio. Paolo stesso colloca l’incontro con Cristo non nell’ora della morte, ma al ritorno di Gesù, “in quel giorno” (2 Timoteo 4:8).

E il ladrone sulla croce? Gesù gli disse: “in verità ti dico che oggi sarai con me in paradiso” (Luca 23:43). Vale la pena ricordare che i manoscritti originali non avevano punteggiatura; e Gesù stesso, la domenica della risurrezione, affermò di non essere ancora salito al Padre (Giovanni 20:17). La promessa al ladrone fu fatta quel giorno, nel senso di “oggi te lo garantisco”, e sarà compiuta nella risurrezione, insieme a tutti i salvati. Questi e altri versetti che generano dubbi sono studiati con calma nella lezione Testi Difficili sulla Morte.

Comprendere la morte come sonno non diminuisce la speranza; la protegge. Dio non ha lasciato i Suoi figli in uno stato intermedio nebuloso: ha fissato un incontro, e Cristo è la garanzia che quell’incontro avverrà.

Come questa speranza sostiene il lutto

Questa dottrina ha conseguenze pratiche. Il cristiano piange, come Gesù pianse davanti alla tomba di Lazzaro (Giovanni 11:35), ma non piange “come gli altri, che non hanno speranza” (1 Tessalonicesi 4:13). Il lutto cristiano è dolore con un indirizzo: sappiamo dove sono i nostri cari (stanno riposando), sappiamo chi li custodisce (il Dio che li ha creati) e sappiamo quando li rivedremo (al ritorno di Cristo).

Questa speranza libera anche dalla paura di presunti messaggi dall’aldilà e dall’ansia di “risolvere” qualcosa con chi è già partito. Quello che doveva essere fatto per loro, Cristo lo ha già fatto sulla croce. Quello che resta è attendere la promessa: “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più” (Apocalisse 21:4). Su come vivere questa attesa nel quotidiano, vedi la lezione La Speranza Cristiana.

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Lo studio La Morte spiega con calma lo stato dei morti, la risurrezione e la speranza cristiana davanti al lutto, con i testi biblici confrontati passo dopo passo.

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